WWF. In 40 anni scomparsi il 60% dei vertebrati

 
Rispetto al 1970 il regno dei vertebrati è più che dimezzato. Ed è colpa nostra. È l’allarme lanciato dal WWF con l’ultimo Living Planet Report: 8.500 specie sono ancora a rischio estinzione, mentre noi continuiamo a inquinare e sprecare risorse.

La prima minaccia per la biodiversità? Siamo noi

In 44 anni, dagli albori degli anni ’70 al 2014, abbiamo contribuito a una strage secondo il WWF. Vertebrati come mammiferi, uccelli, rettili e anfibi sono stati le prime vittime ma la cosiddetta “Lista Rossa” (per non dire lista nera) è ancora molto lunga. Tutte le specie a rischio sono minacciate dai cambiamenti dell’ambiente che li circonda. Primo responsabile: il sovrasfruttamento (lo spreco delle risorse). Secondo: l’agricoltura. Ma ovviamente anche il cambiamento climatico fa la sua parte, insieme all’inquinamento, le dighe e le miniere.

ADDIO ALLA TERRA DI UNA VOLTA

Il WWF la chiama “impronta ecologica”, quel mix cioè di attività umane che non fanno altro che danneggiare le risorse naturali. Negli ultimi 50 anni l’impronta è cresciuta del 190%. Gli effetti sono stati devastanti: oggi meno del 25% della superficie terrestre è ancora nelle sue condizioni naturali. Significa che appena un quarto del Pianeta è come era prima dell’età civilizzata. Un dato che fa paura, ma non tanto quanto le previsioni al 2050, quando la percentuale scenderà al 10%.

Occhio alle foreste

A rischio gli animali, ma anche noi. Il degrado dei suoli minaccia circa 3,2 miliardi di persone nel mondo. Perché persino le foreste scompaiono. E senza ossigeno è chiaro che non possiamo vivere. Complice la crescita urbana, certo (che ha spazzato via il 27% dei boschi) ma anche il replicarsi delle infrastrutture. Il mondo tropicale è il più colpito: in 50 anni il 20% delle foreste dell’Amazzonia è scomparso. Mentre i fondali marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni.

Cosa possiamo fare

Si può fare qualcosa per invertire questa rotta? Sicuramente mettere un freno al riscaldamento globale è il primo passo: l’aumento della temperatura non può essere maggiore di 1,5°C, avverte il WWF. Tanto che parliamo di uno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dall’ONU in vista del 2030. Tra gli altri ci sono poi lo sviluppo dell’energia rinnovabile, l’utilizzo responsabile delle risorse (che significa evitare gli sprechi e prestare attenzione al riciclo e alla cosiddetta economia circolare), la lotta per un mare più pulito e quella per la tutela delle foreste, dei deserti e delle specie protette. Anche perché proteggere la natura paga: il mondo naturale offre servizi per un valore che si aggira intorno ai 125mila miliardi di dollari, una cifra persino superiore al PIL globale.

Tags: WWF

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