Il bike sharing nel mirino dei vandali

C’erano una volta i “ladri di biciclette”. Ora siamo ben oltre il furto. E le bici danneggiate, gettate nei fiumi o sugli alberi sono quelle del bike sharing, che ha da subito attirato un numero spaventoso di vandali. Non solo in Italia. Ecco gli episodi più assurdi e i trucchetti messi in atto per venirne a capo. 

I vandali colpiscono anche la città del tartufo

Partiamo da un fatto recente. E forse anche uno dei più sbalorditivi. Perché i vandali del bike sharing hanno colpito il servizio Bus2Bike di Alba. Forse una delle cittadine più idilliache di Italia, dove tutto ci saremmo aspettati tranne che episodi così infelici. E pensare che il servizio aveva scelto proprio la cittadina piemontese per le dimensioni ridotte. Una città pilota, lontana dalle metropoli, nota per il tartufo bianco, dove mettere in circolazione bici a pedalata assistita, rintracciabili tramite app e pensate in ottica “free floating”: cioè le noleggi, le utilizzi e le parcheggi dove vuoi.

All’attacco contro Gps e lucchetti

Eppure i vandali non si sono fatti scrupoli. Su 300 bici a disposizione degli albesi, 100 sono state danneggiate gravemente: i teppistelli se la sono presa infatti con la centralina del sistema Gps. Più di 300 volte è stato invece necessario riparare i lucchetti, ritrovati tagliati nel tentativo, spesso riuscito, di rubare le bicilette. Bus2Bike ha voluto però riprovarci e scommettere nuovamente sulla civiltà degli albesi.

Bus2bike

Bici in Darsena a Milano

Lasciamo il Piemonte però per palare di casi più noti. A Milano, i vandali hanno dato il peggio di loro contro le OFO, le bici gialle anche qui free floating e sempre rintracciabili via app. Famosa è ormai la foto, rimbalzata su tutti i social network, delle OFO gettate nei Navigli a pochi settimane dal lancio del servizio nell’estate del 2017. Chi cercava una bici in zona, poteva chiaramente vedere sulla mappa che le uniche biciclette disponibili erano in piena Darsena.

Sotto la Madonnina i vandali peggiori

Parliamo del 10% della flotta OFO (composta da 400mila mezzi) presa d’assalto ogni mese. Dove i danni più clamorosi si registrano senza andare troppo lontani dalla Madonnina, quindi nella zona del centro. Oltre ai danni, ci sono poi le cosiddette “privatizzazioni”, un termine che fa sorridere se pensiamo che si riferisce a chi si porta le bici a casa, piuttosto che lasciarle negli spazi pubblici. E così sulla mappa il geolocalizzatore punta su cortili, palazzi e androni.

Aria di crisi in OFO

Una bella gatta da pelare per OFO, tanto che il problema vandalismo ha scatenato una sorta di reazione a catena. C’è anche chi ha parlato di “Crisi OFO”, di riorganizzazione interna, di manager licenziati e di province e comuni esclusi dal servizio. OFO ha ad esempio levato le tende, o meglio le bici, da Varese a luglio 2018.

Mobike e la tattica dei punti …

Sempre preda dei vandali, a Milano (ma è stato così anche a Bologna) troviamo anche Mobike. Che ha però deciso di andarci più piano rispetto a OFO con il pugno di ferro. E pensare piuttosto a un sistema di sanzioni, in “stile patente”. Ogni utente Mobike guadagna infatti 100 punti quando si iscrive. Dopodiché ne guadagna uno per ogni corsa. E ne perde 20 se parcheggia nei cortili privati o trasgredisce le regole. Chi arriva sotto la soglia degli 80 punti, paga di più: 20 euro per ogni mezz’ora di utilizzo.

… che però funziona a metà

È un sistema che funziona? Per ora i dubbi non mancano. Chi si è fatto un paio di conti, ha capito che recuperare i punti “decurtati” non è difficile: alla fine basta pedalare di più e si compensa la sanzione. Inoltre delle decine di migliaia di iscritti (erano 35mila solo nelle prime settimane) gli incivili sarebbero al momento sotto l’1%. Tanto che da aprile Mobike ha preferito piuttosto incaricato 10 vigilantes per tenere sotto controllo la situazione in città.

Torino maglia nera per il vandalismo

Accanto a Milano, Torino si è distinta però per gli episodi più estremi. L’ultima follia è stata una bicicletta del servizio Obike ritrovata sopra al monumento di Vittorio Emanuele II, a tre metri di altezza. Ma è di appena la scorsa estate anche la notizia del ripescaggio delle stesse biciclette dal Po. Un’avventura che ha coinvolto anche la Pattuglia Fluviale della Polizia Municipale Torino: vigili in barca che insieme ad altre imbarcazioni private correvano a “soccorrere” le povere bici annegate.

Gobee.bike: addio all’Italia e all’Europa

Non ci sono solo Alba, Milano e Torino però. Il caso Gobee.bike ci mostra come la mappa dei vandali comprende anche l’estero. Eh si, se pensate che l’inciviltà sia qualcosa di tipicamente Made in Italy, non sapete cosa hanno combinato i vandali francesi contro il servizio di bike sharing: solo a Parigi sono state più di un migliaio le bici rubate e 3.400 quelle danneggiate soprattutto da “vandali minorenni”. In ritirata da Firenze, Torino e Roma, l’azienda ha quindi detto addio anche a Lille, Reims e Parigi, per poi andarsene dalla belga Bruxelles.

Storici vandali del bike sharing

Un problema non solo italiano quindi, e non solo recente. Più di 50 anni fa a farne le spese nella città dei tulipani era stata la Amsterdam’s Witte Fietsen con le sue bici bianche, costretta a chiudere i battenti nel giro di pochissimi giorni quando decine di bicilette erano state rubate e gettate nei canali. Mica male, per una città “biker friendly” come Amsterdam.

Dall’Europa all’Asia

È storica anche la débâcle di Wukong Bicycle, startup cinese costretta a chiudere dopo aver annunciato il furto del 90% delle sue biciclette nella città-provincia sudoccidentale di Chongqing, a neanche sei mesi dalla messa in circolazione dei veicoli a due ruote. Non è un problema solo europeo, quindi, ma anche dell’Asia. Continente dove il bike sharing ha avuto origine. E con il servizio anche i primi gruppi di vandali.

Tags: Sharing Economy, Bike Sharing

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