Il mistero perfetto: la scomparsa del volo MH370

 

L’8 marzo 2014 spariva dai radar il volo MH370. Quattro anni dopo, il mistero dell’aereo malese scomparso continua. Le Autorità hanno abbandonato le ricerche, tra le proteste dei parenti dei passeggeri. E l’ultima speranza di ritrovare l’aereo è legata a un’iniziativa privata. Intanto, vi raccontiamo quattro anni di certezze, ipotesi e complotti sul volo MH370.

Le cose che sappiamo: le ultime notizie del volo

MH370 History

Le certezze sono poche. Iniziamo dai dati di volo: ecco che cosa è sicuramente successo sul volo Malaysia Airlines 370 l’8 marzo 2014.

Ore 00:41 (ora di Kuala Lumpur)
Il volo MH370, un Boeing 777, decolla da Kuala Lumpur. L’atterraggio è previsto per le 6:30 a Pechino.

Ore 01:01
L’aereo raggiunge la quota di crociera, poco sopra i 10.000 metri. La velocità al suolo è di 870 chilometri orari.

Ore 01:19
Tramite il sistema Acars, viene inviato il messaggio “Tutto bene, buona notte”

Ore 01:21
Il volo MH370 arriva al punto in cui il controllo del traffico aereo passa dalla responsabilità malese a quella vietnamita. Il transponder smette di inviare segnali (probabilmente a causa di un intervento umano). L’aereo fa un’inversione a U verso la Malesia e scompare dai radar civili.

Ore 02:15
Sui radar militari compare una traccia: un aereo diretto verso le Isole Andamane (appartenenti all’India), in direzione nord ovest. L’aereo si trova vicino a Pulau Perak, nello stretto di Malacca. Non è la direzione giusta né per Pechino né per rientrare a Kuala Lumpur per una eventuale emergenza: dove sta andando e perché?

Ore 08:11
Ultimo “segnale automatico” satellitare. Il sistema non permette di identificare chiaramente la sua posizione ma solo di stimare la distanza dell’aereo dal satellite. E, quindi, di disegnare un arco di “possibili posizioni”.

Altre cose che sappiamo

Secondo i dati satellitari e radar, l’aereo avrebbe più volte cambiato altitudine: dai 35.000 piedi (circa 10.600 metri) sarebbe passato a 45.000 e poi sceso a 23.000. L’ipotesi più accreditata è che chi pilotava l’aereo volesse sfuggire alle torri di controllo.

Non vengono inviate richieste di soccorso, né dall’equipaggio né dal sistema automatico di bordo. Non ci sono segnali di guasti tecnici. Non ci sono segnali di condizioni meteo cattive.

I passeggeri: chi c’era a bordo del volo MH370

Chi erano i passeggeri del volo malese scomparso? A bordo c’erano 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio. I cinesi erano 153 (di cui 19 artisti in tour in Malesia), 47 malesi (35 passeggeri più l’equipaggio), 6 australiani, 4 francesi, 3 americani e altri. Un mix di nazionalità. Tra i passeggeri, alcuni sono particolarmente interessanti perché torneranno in molte ipotesi e complotti sul volo MG370.

Ci sono innanzitutto i due iraniani che viaggiavano con passaporti falsi: uno italiano, l’altro austriaco. Entrambi i passaporti erano stati rubati in Thailandia e manomessi. I numeri identificativi dei passaporti erano stati segnalati dall’Interpol, ma i controlli a Kuala Lumpur non li hanno intercettati. I due ragazzi, di 18 e 29 anni, erano entrati in Malesia usando i loro passaporti iraniani. Ma stavano cercando di andare a Pechino con passaporti falsi: secondo le Autorità malesi non sono emersi legami con il terrorismo. Si ritiene che stessero semplicemente cercando di emigrare clandestinamente: ma qualcuno li ha aiutati a trovare (e comprare) dei passaporti falsi a Kuala Lumpur.

Poi ci sono i dipendenti della “freescale semiconductor”. Su di loro, le teorie del complotto si scatenano. La versione ufficiale vuole che andassero in Cina per partecipare a una conferenza. Si trattava di professionisti con grande esperienza e importanti competenze tecniche nel mondo dei semiconduttori, anche applicati all’ambito militare. Quattro di loro, in particolare, erano co-titolari di brevetti importanti e di grande valore economico.

I tre russi. Due con passaporto ucraino, uno con il passaporto della Federazione Russa. Di loro si sono occupati solo alcune ipotesi nate online e non si trovano molte informazioni sulle loro vite. I due ucraini risultavano occupati in un mobilificio la cui esistenza non è stata totalmente verificata (vedi l’ipotesi Il Complotto Russo più giù in questo articolo).

Il comandante Zaharie Ahmad Shah: un veterano con 80mila ore di volo alle spalle. Parenti e amici lo descrivono come appassionato del suo lavoro e del volo. Il comandante si era costruito un simulatore di volo in casa. Dai dati memorizzati nel simulatore è emerso che circa cinque settimane prima dell’incidente aveva simulato almeno un atterraggio a carburante esaurito, e quindi in picchiata, nell’oceano Indiano meridionale. Dai dati emerge che non ha simulato il volo per ore, ma ha spostato manualmente la posizione dell’aereo e il livello di carburante per arrivare al momento dell’ammaraggio. Poteva trattarsi di una esercitazione per un caso di emergenza?
Sul simulatore erano memorizzati molti altri percorsi. Compreso un atterraggio alla base militare americana Diego Garcia (ne parliamo più avanti). Possiamo escludere la semplice curiosità di un pilota entusiasta?
La polizia malese ha dichiarato che il pilota non aveva avuto comportamenti sospetti, tanto meno in relazione al terrorismo islamico.

La versione ufficiale: un ghost flight verso sud

Le ricerche del volo MH370 si sono orientate rapidamente su una teoria ufficiale: qualcosa è andato storto, il volo è proseguito senza controllo finché ha esaurito il carburante ed è caduto in mare. Un “volo non controllato”, che in inglese viene chiamato ghost flight, volo fantasma. Ne abbiamo avuto un esempio anche in Europa, nel 2005, con il volo Helios Airways da Cipro a Praga (con scalo ad Atene): per una serie di errori umani, aggravati dalla carenza di ossigeno, il sistema di pressurizzazione non si avviò. Equipaggio e passeggeri rimasero senza ossigeno. Privi di conoscenza, sono rimasti ai loro posti: il pilota automatico ha continuato a fare volare in tondo l’aereo nelle vicinanze di Atene. Poi, esaurito il carburante, l’aereo è precipitato. (Un assistente di volo aveva usato le bombole di ossigeno presenti in cabina per restare cosciente e tentò di salvare l’aereo in extremis, ma questa è un’altra storia).

Altro pilastro della versione ufficiale sulla scomparsa del MH 370: l’aereo è andato verso sud. I dati satellitari lasciavano aperta la possibilità che l’aereo si fosse diretto verso nord, in un arco che arriva fino a Cina, Pakistan, Kazakistan, India, Afghanistan, addirittura il Medio Oriente. Ma per sfuggire a ogni radar e ogni controllo, dicono l’autorità, l’aereo deve essere andato verso sud, verso il mare aperto. In ogni altra direzione, qualche radar lo avrebbe visto. Anche su questo aspetto, le teorie del complotto sono moltissime.

MH370 Google Earth

MH370: i risultati della ricerca

Prima di parlare delle ipotesi e delle teorie del complotto sulla scomparsa del volo MH370, dobbiamo parlare della ricerca dei rottami dell’aereo. Le ricerche sono state sospese il 17 gennaio 2017 per decisione congiunta di Malesia, Cina e Australia. Sono durate 1.046 giorni e sono state le più grandi della storia. In un tratto di oceano ostile e spesso agitato, si sono utilizzati strumenti all’avanguardia per scandagliare superficie e fondali marini.

Il report della Autorità australiana per la Sicurezza dei Trasporti, “The Operational Search for MH 370”, (d’ora in poi lo chiameremo solo “il Report”) descrive nel dettaglio tutte le fasi della ricerca. Si apre e si chiude con una frase molto simile e che riassume perfettamente il fascino del mistero dell’aereo scomparso:

Non è immaginabile né accettabile nell’era moderna che un aereo commerciale sia sparito nel nulla e che il mondo non sappia con certezza che cosa ne è stato del velivolo e dei passeggeri

Proprio per questo nel Report troviamo tutti i dettagli delle operazioni: come le aree di ricerca siano state definite in base a dati satellitari e ipotesi. Mappe, numeri. Le navi utilizzate, gli strumenti in dotazione, le loro capacità. Persino i test: gli strumenti hanno trovato, in simulazione, dei barili metallici buttati in fondo al mare. Difficile pensare che un aereo così grande possa essere sfuggito agli stessi strumenti. E durante le ricerche è saltato fuori di tutto, compresi i relitti di quattro navi affondate chissà quando. Ma del Boeing della Malysian Airlines scomparso, nessuna traccia.

Citeremo spesso il Report per supportare o meno alcune ipotesi e teorie del complotto.

 

I resti del volo MH370 ritrovati

Le ricerche in mare non hanno trovato nulla. Ma qualche pezzo del volo MH 370 è stato ritrovato: e il Report descrive tutti i ritrovamenti e le analisi sui vari pezzi. Il 29 luglio 2019 sull’isola di Réunion viene trovato un flaperon, cioè uno dei pezzi dell’ala che vengono estesi per rallentare l’aereo e facilitare la fase di atterraggio. Grazie al numero seriale stampato sul flaperon, si scopre che era proprio uno dei pezzi del Malaysia Airlines 370. Altri 18 pezzi vengono ritrovati nei mesi successivi in Madagascar, Sud Africa, Mozambico, Mauritius, Tanzania: quasi tutti provengono dalle ali, qualcuno dalla coda, un paio dalla fusoliera.

Il flap di Riunione

Il flaperon è il pezzo che più ci interessa. Ritrovato dopo 500 giorni dall’incidente, riportava molti segni del tempo trascorso in mare. Tra questi diversi esemplari di Pedunculata, molluschi marini che hanno scelto il flaperon come loro nuova casa. Ecco l’idea dei ricercatori: la composizione chimica delle conchiglie dei Pedunculata dipende dalla temperatura e dalla salinità dell’acqua in cui crescono. Analizzando gli esemplari più vecchi, si poteva forse avere un indizio sul punto di caduta dell’aereo? Nel Report c’è tutta la descrizione dell’indagine, ma potete immaginare l’esito: nessun risultato rilevante. L’area di possibile caduta del volo MH 370 è molto ampia e le temperature sono troppo variabili al suo interno.

Sul flaperon c’è l’ennesimo mistero: era infatti ricoperto di Peduncolata su tutti i lati. Ma, sottoposto a un test di galleggiamento, galleggiava: qualche commentatore online sostiene che la parte rivolta verso l’aria avrebbe dovuto essere priva di molluschi. E che, quindi, il flaperon sia stato “ricostruito” ad arte per insabbiare la ricerca del volo.

MH370 CaCO3

Tutti i pezzi certamente attribuibili al MH370 sono stati ritrovati in Africa. Intense ricerche sono state fatte da subito anche in Australia: alla ricerca hanno partecipato gruppi di volontari che si sono uniti ad altri cittadini che danno una mano per tenere pulite le spiagge. Hanno trovato molti frammenti, ma nessuno che fosse senza ombra di dubbio un pezzo dell’aereo malese. Persino un pezzo metallico che sembra proprio parte di un aereo, tanto da riportare la classica scritta “no step” presente sulle ali, è stato scartato: il carattere utilizzato non è infatti quello degli aerei della Malaysia Airlines. Viene da un altro aereo: altro mistero.

MH370: l’ipotesi dell’ammaraggio di emergenza

Grazie ai pezzi ritrovati possiamo parlare delle ipotesi sulla scomparsa del volo MH370. In rete sono in molti a ipotizzare che, per una qualunque ragione da accertare, l’aereo non sia precipitato in mare ma abbia tentato un ammaraggio. C’era cioè qualcuno di molto esperto ai comandi.

A vantaggio di questa ipotesi c’è proprio l’assenza di frammenti: con un ammaraggio ben fatto infatti la fusoliera sarebbe rimasta quasi intatta, affondando poi per intero.

L’ultimo segnale satellitare del MH370 è delle 08:11 del fuso malese: nell’area di ricerca il sole era quindi sicuramente sorto. Il pilota poteva vedere il mare sotto di sé. Un ammaraggio con buona visibilità e mare calmo non è impossibile.

Il Report dice però che

tipo, dimensioni e origine dei resti del volo ritrovati fanno pensare a un impatto molto forte, non compatibile con un ammaraggio controllato

Questo vale anche per il flaperon ritrovato in Tanzania: secondo gli esperti non era stato esteso nella posizione richiesta per un tentativo di ammaraggio.

MH370: il complotto dei satelliti

Il “complotto dei satelliti” è una espressione con cui abbiamo riassunto una serie di teorie. Sostanzialmente: le grandi potenze, grazie ai loro satelliti, hanno visto tutto. Che si tratti di Russia, USA, Cina e così via, il risultato non cambia: qualcuno sa dove si trova il volo MH 370. Ma non può dirlo: perché altrimenti ammetterebbe di avere satelliti spia che nessuno ufficialmente conosce. E perderebbe un vantaggio strategico.

MH370: le teorie del terrorismo

Ci sono diverse teorie legate a un attentato terroristico sul volo mH370. Ve ne abbiamo riassunte alcune.

Qualcuno ha dirottato l’aereo per farlo precipitare in mare. Alcuni gruppi terroristici minori hanno diffuso rivendicazioni relative al volo malese scomparso. Le autorità non le ritengono particolarmente attendibili, anche per la modalità inedita dell’attentato. I principali indiziati sono i due iraniani.

Altra ipotesi legata al terrorismo: l’aereo è stato dirottato e non è mai precipitato. Un pilota esperto lo ha portato fino in Afghanistan o in Pakistan. Per poi utilizzarlo in un secondo momento per un attacco in stile 11 settembre. O per imprigionare i passeggeri e chiedere un riscatto: un non meglio precisato “quotidiano russo” avrebbe scritto che si trovano a Kandahar, in Afghanistan, e sono stati divisi in sette gruppi tenuti in pessime condizioni.
A quattro anni di distanza, però, forse qualche rivendicazione ufficiale l’avremmo vista, nell’era di YouTube. Anche in questo caso i principali indiziati sono i due iraniani.

MH370: la teoria del pilota suicida

Un atto volontario del pilota è da sempre una delle teorie più diffuse (e francamente convincenti) sulla scomparsa del volo MH370. Abbiamo visto come il comandante del volo malese, Zaharie Ahmad Shad, si dilettasse a provare molte rotte curiose sul suo simulatore di volo casalingo. Tra queste, c’è una rotta che porta l’aereo a esaurire il carburante nell’oceano Indiano.

Ecco quindi l’idea: il comandante ha scelto una forma drammatica di omicidio-suicidio. Come fatto dal copilota Andreas Lubitz sul volo Germanwings 9525, che si è suicidato portando il suo aereo a schiantarsi sulle alpi francesi e uccidendo con sé 150 persone.

Di questa ipotesi esistono diverse versioni: il pilota avrebbe depressurizzato la cabina per stordire e uccidere i passeggeri, volando in solitaria; i passeggeri si sarebbero accorti solo molto tardi del problema (era un volo notturno, su cui generalmente si dorme), precipitando in preda al terrore; il co-pilota si sarebbe opposto in una lotta all’interno della cabina. Le principali differenze riguardano le ragioni del gesto del pilota: terrorismo islamico; depressione; delusione amorosa; semplice simulazione e sfida alle proprie capacità di volo.

Il Report australiano parla proprio della rotta “suicida” nel simulatore del pilota: sottolineando che coincideva solo in parte con quella poi ipotizzata per il volo MH370 e che la quantità di carburante alla partenza del volo era diversa da quella prevista nella simulazione. Il volo simulato era diverso, insomma.

Resta comunque valida la domanda: un pilota con 80.000 ore di volo che bisogno ha di simulare una rotta in mare aperto? Ha tutte le competenze per fare schiantare un aereo senza simulazioni: sarebbe forse più plausibile la volontà di simulare un ammaraggio in condizioni assolutamente proibitive?

L’adesione di un pilota di una linea aerea nazionale alla causa terroristica sarebbe probabilmente seguita da una rivendicazione ufficiale, magari con video del terrorista in stile Isis: un piano organizzato avrebbe avuto, in questo caso, un impatto molto maggiore. Ma anche in questo caso è solo una ipotesi. Le autorità malesi ritengono che il pilota fosse al di sopra di ogni sospetto.

La Pista Russa e il volo MH370

La Pista Russa ha varie declinazioni. Tutte sono accomunate da un elemento: Putin e la Russia hanno qualcosa a che fare con il dirottamento. La teoria più articolata è quella di Jeff Wise, uno dei maggiori esperti sulla scomparsa del volo MH370. Wise veniva regolarmente intervistato dai principali canali di informazione internazionali sulla vicenda ed è arrivato alla sua teoria dopo mesi di discussioni e confronto online. E dopo essere stato escluso per mesi dai media proprio per la sua teoria controversa.

In sintesi, la teoria di Jeff Wise sul volo MH370: l’aereo non è andato verso sud, ma verso nord. Sorvolando i confini tra gli Stati, ha aggirato i controlli arrivando al cosmodromo di Bajkonur, unica pista di atterraggio di dimensioni sufficienti per un Boeing 777 e fuori dal controllo diretto di autorità aeroportuali. Si trova infatti in Kazakistan ed è gestita dall’Agenzia Spaziale Russa.

E russi erano anche i dirottatori: il cittadino russo e i due russi con passaporto ucraino, ve li ricordate? Jeff Wise ha lavorato a lungo per cercare di identificare queste persone: sul suo sito si trova nei dettagli la sua attività di ricerca. Le dimensioni del dirottamento e del modo in cui l’aereo è stato nascosto richiedono necessariamente l’opera di uno o più Stati sovrani e dei rispettivi servizi segreti.

Che cosa avrebbe spinto la Russia a un’azione del genere? Non si sa. Online ricorrono, tra gli obiettivi, acquisire le competenze dei tecnici della freescale e i relativi brevetti; oppure la presenza di qualcuno a bordo che andava “eliminato”.

MH370 e Diego Garcia

Ci sono poi le “teorie Diego Garcia”. Diego Garcia è una base aerea americana su un atollo britannico nelle Isole Chagos, in mezzo al niente dell’Oceano Indiano, indicativamente a sud delle Maldive. Tutte queste ipotesi tirano in ballo, a vari livelli, gli USA e i loro uomini presenti alla base Diego Garcia per spiegare la scomparsa del MH370.

Sui forum online in lingua cinese piace molto la teoria del dell’atterraggio forzato a Diego Garcia. Qualcuno a bordo, oppure aerei militari americani, hanno costretto il Boeing della Malaysia Airlines a un dirottamento verso la base. Obiettivo: acquisire un oggetto o una persona di interesse.

Altra versione: l’aereo è stato dirottato da terroristi per farlo schiantare contro la base USA (che, lo ripetiamo, è sostanzialmente un atollo in posizione strategica) oppure contro un altro obiettivo. Gli americani lo hanno abbattuto.

Il volo MH370 ha sorvolato le Maldive?

A sostegno delle teorie Diego Garcia va l’avvistamento di un aereo a bassa quota da parte di molti maldiviani, alle 6:50 del mattino del giorno della scomparsa. Il tempo di volo dal punto in cui il luogo è scomparso alle Maldive è di 4 ore e 40 minuti circa: sommando l’orario dell’ultimo messaggio del volo MH370 (01:19) al tempo di volo, qualche internauta frettoloso sostiene che coincidano perfettamente. Dimenticandosi del fuso orario, però.

L’avvistamento alle Maldive del MH370 è stato più volte oggetto di inchieste e approfondimenti (una, in lingua inglese, la trovate qui vi segnaliamo poi una collezione di video su YouTube, in lingua inglese). In sintesi:

• l’aereo volava da nord ovest, mentre in teoria era in arrivo da est;
• il carburante dell’aereo avrebbe dovuto esaurirsi almeno un’ora prima (il fuso orario, ricordate?);
• se il volo MH370 ha volato in linea retta (e nessuno può saperlo) avrebbe dovuto trovarsi molto più a occidente;
• la posizione dell’ultimo “ping” satellitare inviato in automatico dall’aereo non è compatibile con la sua presenza alle Maldive, a meno di ipotizzare una manomissione di quel segnale.

A onore del vero, anche l’attendibilità dei testimoni maldiviani è stata messa in dubbio in diversi articoli: ci limitiamo a riportarlo.

L’ipotesi “brevetti sui semiconduttori”

C’è poi il complotto legato ai famosi brevetti dei lavoratori della freescale. Qualcuno avrebbe fatto sparire l’aereo (resta da vedere come) per permettere all’azienda e ai suoi azionisti di beneficiare pienamente dei brevetti depositati sui semiconduttori Kinesis KL02. Secondo un gruppo che si definisce parte di Anonymous (qui il video), dietro ci sarebbe un membro della famiglia Rothschild, tramite il Gruppo Carlyle. Il 7 dicembre 2015 è stata acquisita dalla NXP Semiconductors, rilevandola dal Blackstone Group, società finanziaria di private equity e investimento. Il video su YouTube riporta tutti i dettagli.

Le batterie al litio

Teoria molto “tecnica”: il volo MH370 trasportava un carico di batterie al litio, prodotte nello stabilimento Motorola Solutions di Bayan Lepas. Come confermato da comunicazioni e avvisi della FAA (Federal Aviation Administration) e della Boeing, le batterie agli ioni di litio non dovrebbero essere trasportate nella stiva degli aerei passeggeri. Il rischio è che esplodano, esponendo passeggeri ed equipaggio a rischi davvero importanti.

Una esplosione importante nella stiva potrebbe avere messo fuori uso i sistemi dell’aereo e costretto il comandante a una inversione a U “alla cieca”, in piena notte, nel tentativo di tornare a casa? Oppure l’aereo era semplicemente fuori controllo in seguito all’esplosione?

MH370: teorie e complotti minori

Un passeggero ha fatto cadere l’aereo per provocare o simulare la propria morte e permettere alla famiglia di incassare una polizza sulla vita;
La Corea del Nord ha abbattuto l’aereo per testare una nuova arma e/o eliminare i passeggeri della freescale conductor;
Gli americani hanno abbattuto l’aereo per impedire ai tecnici della freescale, o ad altre persone sull’aereo, di partecipare al programma nucleare della Nord Corea;
Il volo MH370 è atterrato alle Andamane: arcipelago sotto il controllo indiano. Sulle 500 isole, solo 37 sono abitate. I passeggeri vivrebbero lì, stile Lost;
L’aereo malese si è “nascosto” nella scia di un altro aereo, per la precisione della Singapore Airlines, volando a circa 100 metri da esso, per sfuggire ai radar. Ma per andare dove? Le destinazioni comprendono Afghanistan, Pakistan, Kazakistan, collegandosi a diverse teorie esposte prima;
Il volo MH370 è scomparso in una sorta di “Triangolo delle Bermuda” asiatico;
Aereo e passeggeri sono stati rapidi dagli alieni;
Il Boeing malese è stato abbattuto per sbaglio dalla marina cinese nel corso di una esercitazione navale in corso nell’area.

Il foto-messaggio di Philip Wood

Nel 2014 Jim Stone, un giornalista freelance americano, sostiene di avere ricevuto un messaggio, accompagnato da una foto completamente nera, da Philip Wood, uno dei passeggeri americani del volo MH370. Il presunto messaggio di Wood dice:

“Sono stato preso in ostaggio da dei militari subito dopo il dirottamento dell’aereo. E bendato. Mi hanno separato dal resto dei passeggeri e sono in una cella. Mi chiamo Philip Wood. Penso mi abbiano drogato e non riesco a pensare chiaramente”.

Esaminando i dettagli della foto (il classico “click” con il tasto destro) risulterebbero una serie di dati, tra cui le coordinate del luogo in cui è stata scattata la fotografia: ovviamente, la base Diego Garcia. La famiglia di Philip Wood apparentemente ci crede. Ma perché mai un prigioniero in una base militare americana ipersorvegliata dovrebbe avere uno smartphone (il messaggio originale, reperibile in inglese, spiega che se lo era nascosto nell’ano), scattare una fotografia completamente nera e poi mandare foto e messaggio a un giornalista freelance?

Se aveva in mano un cellulare (come) perché non chiamare casa? O contattare qualcuno di particolarmente autorevole e famoso? In grado di farsi ascoltare? Il freelance Jim Stone è un appassionato di temi “controversi”: aveva sostenuto, ad esempio, che il terremoto di Fukushima (quello dello tsunami nel 2011) è stato causato da due mini-bombe atomiche, di fabbricazione israeliana, per punire il Giappone per la sua collaborazione con la Corea del Nord. Il mandante? Gli Illuminati. Una fonte attendibile?

Ha invece sicuramente provato a fare una telefonata dal suo cellulare Fariq Abdul Hamid, co-pilota del volo. Secondo il Daily Mail l’ha fatta dall’aereo, circa 2 ore dopo il decollo e quindi 1 ora e mezza dopo che l’aereo ha fatto perdere le sue tracce: il segnale è stato localizzato in una stazione di Penang, nello stretto di Malacca. L’aereo doveva probabilmente volare a meno di 7.000 metri: la velocità era tale che la stazione di Penang ha perso contatto rapidamente con il telefono del co-pilota. Non è stato reso noto il destinatario di quella chiamata. Secondo altre fonti, il segnale registrato dalla stazione di Penang proverebbe solo che il co-pilota aveva acceso il proprio cellulare, non necessariamente che aveva provato a fare una chiamata.

Il mistero della nuova ricerca per l’MH370

L’ultima speranza rimasta per sapere la verità sul MH370 è legata a una ricerca indipendente. Il 2 gennaio 2018 sul web rimbalza la notizia di una ricerca per il volo Malaysia Airlines. Si chiama Ocean Infinity e sarebbe finanziata da privati: inizialmente, sembrava che l’azienda avrebbe incassato un premio da 70 milioni di dollari solo se avesse ritrovato le scatole nere e l’aereo. L’Ocean Infinity ha iniziato le ricerche il 21 gennaio 2018: sul sito web ufficiale trovate un aggiornamento costante sulle operazioni.

Tags: Misteri, Volo MH370

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